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Aruna Surya Namaskara


Aruna-surya-namaskara: è noto più semplicemente come “il saluto al sole”

Aruna-surya-namaskara: è noto più semplicemente come “il saluto al sole”.

Si tratta di un composto formato da tre parole.

Aruna in sanscrito è un aggettivo che significa “dal colore rosso-bruno”, ma più spesso compare come sostantivo con il significato di “alba”, personificata come “l’auriga del sole” dotato di saggezza.

Aru è il sole, mentre na è un sostantivo maschile che significa legame, catena. Aruna, quindi, è colui che è indissolubilmente legato al sole.

Nel mito hindu Aruna è il fratello maggiore di Garuda, il re degli uccelli, con cui si sposta Vishnu, ed è detto essere figlio del veggente Kashyapa, il cui nome anagrammato, pashyaka, vuol dire non a caso “visione”. Kashyapa è uno dei sette Rishi ed è anche considerato il progenitore di tutti gli esseri.

Aruna è, nel mito, il bellissimo dio dell’aurora che si erge diritto dinanzi al sole facendo scudo con il suo corpo, per proteggere il mondo dall’ardore dei raggi.

Surya, invece, è uno dei molteplici nomi sanscriti per indicare il “sole”.

Il nome deriva dalla radice sur o svar che allude alla capacità di “brillare”; dalla stessa radice deriva la parola svarga, il “cielo”, inteso come lo spazio che il sole rischiara.

Il sole, nel mito, è detto lo sposo o il figlio di Ushas, l’Aurora; in realtà nel Kurma-purana sono quattro le spose del sole: Samjna, Conoscenza, Rajni, Sovranità, Prabha, Luce (qui detta madre di Aurora), Chaya, Ombra.

Surya è la dimora dell’essere dorato che ha barba e capelli d’oro.

Nel Rigveda (V, 45, 9) il dio Surya ha 7 cavalli, ma essi trainano un carro con un’unica ruota (Mahabharata XII, 362,1) e su questo carro Surya è assiso sopra un trono aureo. Talvolta i cavalli o le giumente che tirano il carro sono quattro, talora è un solo cavallo a sette teste circonfuse da un alone di raggi, talora un drago.

Surya, come Aruna, è figlio di Kashyapa, sua madre è Adita, la Distesa Primordiale, una delle innumerevoli raffigurazioni della dea-madre.

Nel Ramayana il padre di Surya è considerato Brahma, che più spesso in verità ricorre nella tradizione mitologica come suo nonno.

Manu, il Legislatore, Yama, il dio di morti, e il fiume Yamuna, sono figli di Surya e della sposa Samjna, Conoscenza.

Da Chaya, Ombra, invece, Surya avrebbe generato il terribile Shani, il dio Saturno.

Solitamente Surya ha due braccia molto lunghe o quattro corte, è vestito dai piedi al petto o indossa stivali e cintura; talora è raffigurato come un nano (Vishnu-purana) dal corpo bronzo-ramato e gli occhi leggermente rossi.

Namas-kara: letteralmente “adorazione”.

E’ una parola composta: l’ultima parte del composto è kara, usato come aggettivo con il significato “che fa”, ma ricorrente talvolta come sostantivo maschile con il significato di “azione”. La radice di kara è riconducibile al verbo kr, “fare”.

Namas, invece, significa letteralmente “adorazione”, “saluto reverenziale”, e si connette al verbo nam, “piegare”, “curvare” (da cui il significato del sostantivo namas anche come “arco”) o “sottomettere”.







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