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Artiglio del diavolo


L'artiglio del diavolo è una pianta originaria del Sud Africa. Questo nome particolare deriva dai piccoli uncini presenti sul frutto della pianta. I componenti attivi dell’ artiglio del diavolo sembrano essere gli arpagosidi, che si trovano nella radice secondaria. L’artiglio del diavolo proviene in maggior parte dalla Namibia e in minima parte anche dal Sud Africa e dal Botswana. L’artiglio del diavolo è stato utilizzato per secoli in Africa per curare la febbre e l’artrite reumatoide. Nei primi del ‘900, con l'occupazione della Namibia da parte dei tedeschi, l’artiglio del diavolo è stato importato in Europa. Viene anche utilizzato per migliorare la digestione, poiché si dice che il sapore amaro del te all’artiglio del diavolo stimoli i succhi gastrici. Ma ad oggi l’uso primario è prevalentemente per infiammazione e dolori: mal di schiena, Dolori al collo, Artrite reumatoide, Artrite ossea, Tendinite Per questo motivo, stando ad uno studio riportato sulla rivista di Etnofarmacologia, la vendita dell’artiglio del diavolo in Germania rappresenta circa il 74% delle prescrizione mediche per reumatismi.

L´elevato tasso di umidità e il clima sempre più rigido favoriscono il peggioramento di disturbi artrosici come la cervicale. L´artrosi è una malattia cronica che tende a usurare progressivamente le strutture e le giunzioni articolari. Spesso l´artrosi colpisce la zona nucale provocando l´insorgere della cervicale che può dipendere però anche da contratture muscolari o da un´infiammazione dei muscoli del collo o della schiena.


La cervicale si manifesta con dolori acuti localizzati nella zona nucale, con una modica infiammazione e con un irrigidimento o una minore mobilità articolare. Questa patologia è diffusa soprattutto nella fascia d´età tra i 40 e 60 anni e colpisce soprattutto le donne. Una ricerca tedesca ha esaminato l’uso dell’artiglio del diavolo per dolori e tensioni muscolari alla schiena al collo e alle spalle. Nelle 4 settimane di studio 31 persone hanno assunto 480 mg per due volte al giorno e 32 hanno assunto un placebo. I risultati hanno dimostrato che c’è stata una significativa riduzione del dolore nelle persone che avevano assunto l’artiglio del diavolo. Uno studio pubblicato nella rivista di Reumatologia faceva un confronto fra l’artiglio del diavolo e l’anti infiammatorio Vioxx (non più in vendita) per 6 settimane in 79 pazienti. L’artiglio del diavolo è stato più efficace dell’antinfiammatorio nella riduzione del dolore. In una rivista Europea di Anestesiologia una ricerca di 4 settimane ha coinvolto 197 persone con mal di schiena con alto livello di dolore percepito. Ad alcune di queste persone è stato somministrato una dose di arpagosidi (artiglio del diavolo) ad altre solo un placebo. Le persone che hanno assunto l’artiglio del diavolo hanno avuto riduzione del dolore.


L’artiglio del diavolo sembra dunque avere gli stessi effetti delle medicine anti-infiammatorie e produce cambiamenti anche nelle leucotrine, un gruppo di molecole coinvolte nei dolori infiammatori. L’artiglio del diavolo si può somministrare in tavolette o capsule, tintura madre e tisana, in modo da fornire al’organismo almeno 50mg di arpagosidi al giorno. Ma anche questa droga officinale ha le sue controindicazioni; non deve essere utilizzato in presenza di ulcere gastriche o duodenali, in soggetti affetti da diabete o che stanno assumendo medicinali che interferiscono con gli zuccheri nel sangue: infine l’artiglio del diavolo non deve essere utilizzato in gravidanza o in caso di sospetta tale, poichè potrebbe dare contrazioni uterine.

Per trovare effetti sinergici all’Artiglio del diavolo con un’altra pianta offcinale trovo interessante segnalare l’uso del ribes nigrum; appartiene invece alla famiglia delle Sassifragacee ed è originario dell´Europa e dell´Asia centro-settentrionale. È un arbusto alto non più di mezzo metro che fa parte del tipico sottobosco collinare e alpino, sino ai duemila metri di altitudine. Le sue foglie sono palmate con cinque lobi, i suoi fiori invece a grappoli penduli e di colore giallo verde.

Li potete ammirare in aprile e in maggio. Ma certamente il ribes nigrum attirerà più la vostra attenzione quando i suoi frutti neri a bacca sono maturi. Sembrano perle nere cosparse da una pruina che imita un velo di cipria. Il ribes è ricco di flavonoidi, tannini, cariofillene, cadinene, sabinolo, terpineolo, sesquiterpeni e vari fenoli. Lo consiglio non solo per la sua azione anti infiammatoria in caso di dolori reumatici, ma anche per un´azione ipotensiva, diuretica, analgesica, antiossidante e angioprotettiva. Il ribes nigrum protegge infatti il sistema vascolare. Si ritiene inoltre che abbia anche un´azione simile al cortisone (cortison-like), ma senza manifestare i relativi effetti collaterali. Agisce però in tempi decisamente più lunghi.

In caso di cervicale, ottimi anche gli impacchi di fiori di fieno e le terapie fisiche di massaggio decontratturanti e rilassanti, volte a creare un rilassamento e una de-tensione muscolare per sfiammare la zona nucale. Si può somministrare stillando circa 50 gocce tre volte al dì, insieme all’artiglio e preferibilmente lontano dai pasti.






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