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La cultura Vedica


La cultura vedica



La letteratura vedica comprende una vasta produzione di opere di carattere religioso e rituale suddivisibili, secondo una successione cronologica, nei seguenti gruppi:

  • Samhita

  • Brahmana

  • Upanishad

  • Sutra


Le Samhita o “raccolte” propriamente dette sono quattro e costituiscono nel loro insieme i Veda, i testi sacri per eccellenza: il Rgveda, il Samaveda, il Yajurveda, l’Atharvaveda.

La parola Veda, letteralmente “conoscenza”, è derivata dal verbo sanscrito vid, “conoscere”, “sapere”, “imparare”, un verbo di sicura origine indoeuropea poiché il confronto linguistico tra il sanscrito, il verbo greco (F)oida (“so” per avere visto) e il verbo latino video (“vedo”), rimandano ad una radice comune *woida, dal significato affine anche se gli esiti fonetici sono diversi.

Il Rgveda o veda dei rc, “inni”, contiene 1028 inni distribuiti in 10 libri detti anche mandala (cerchi); nella maggior parte dei casi gli inni sacri sono rivolti alle divinità del pantheon indiano, tuttavia la raccolta non ha sempre carattere composito poiché al suo interno emergono sezioni di epoca diversa, così, per esempio, la composizione dei libri compresi dal secondo al settimo risulta essere la più antica e comprende le tradizioni ritualistiche ereditate dalle famiglie brahmaniche da un passato molto remoto: questa sezione è considerata il frutto dell’opera dei rshi, letteralmente “veggenti”, e dei loro diretti discendenti; più recenti sono certamente gli ultimi tre libri ( l’ottavo libro sembrerebbe addirittura il prodotto seriore di stirpi non originarie, ma annesse in un tempo non ben definito, alla comunità brahmanica). Di carattere piuttosto omogeneo dal punto di vista del contenuto è il nono libro che comprende prevalentemente inni dedicati a Soma, la divinità con cui si identifica la bevanda sacrificale dal potere allucinogeno ricavata dal succo dell’asclepyas acida e offerta (soprattutto al dio Indra, re degli dei e signore del fulmine), durante il sacrificio. L’ultimo libro, il decimo, ha carattere antologico e anche dal punto di vista linguistico appare più vicino all’Atharvaveda. Nel complesso, si può concludere che la composizione del Rgveda sia avvenuta comunque in un arco di tempo compreso tra il 1500 e il 1000 a.C., anche se alcuni elementi della raccolta, secondo lo studioso Jacobi, potrebbero essere persino anteriori al terzo millennio a.C.

Il Samaveda o veda dei saman, “canti”, comprende un insieme di strofe estrapolate dal Rgveda e impiegate per il canto liturgico: solamente settantacinque delle milleottocentodieci strofe della raccolta presentano origine diversa. Il sacerdote addetto alla celebrazione del sacrificio con il saman è l’udgatr, figura distinta dall’hotr che, nelle operazioni di culto, aveva lo scopo di recitare i versi del Rgveda a scopo propiziatorio.

Il Yajurveda o veda delle preghiere, yajus, è composto da 40 sezioni anch’esse di epoca diversa (le ultime 15 certamente più recenti): molti dei versi, come accade nel Saman, sono tratti dal Rgveda, ma all’interno vi si rintraccia un vasto materiale comprendente invocazioni, lodi, formule rituali, etc… La raccolta ci è pervenuta sotto due diverse forme, il Yajurveda bianco e il Yajurveda nero: il primo comprende le preghiere recitatate dal sacerdote addetto, l’adhvaryu, il secondo, invece, fa riferimento alle funzioni cui si riferiscono le preghiere recitate, una sorta di raccolta delle didascalie e delle interpretazioni delle preghiere rituali.

L’Atharvaveda è per lingua e metrica piuttosto affine al Rgveda. Esso consta di 20 libri in versi (tranne il libro XV e XVI composti in prosa) e prende nome dal sacerdote, atharvan, addetto alla custodia del fuoco sacro. La materia contenutistica, per buona parte di natura folcloristica, ricorda soprattutto il libro X del Rgveda: incantesimi, formule magiche, inni impiegati nelle più svariate occasioni cerimoniali (funerali, nozze, etc…).

In realtà, inizialmente, solo i primi tre Veda furono accolti come Veda ispirati, i testi cioè della trayi vidya, la “triplice scienza”, l’Atharvaveda fu annesso invece all’interno del canone dopo varie dispute.


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